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​Il Regionale delle 18:45


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
17.05.2026    |    1.738    |    3 9.7
"Dando tre colpi violentissimi, vengo dentro di lei, a lunghi tratti, svuotandomi completamente..."
Per mesi, il treno regionale delle 18:45 era stato solo lo sfondo di un’ossessione silenziosa. Lei era una presenza fissa in quel vagone: si sedeva quasi sempre nel mio scompartimento, con la borsa di marca appoggiata sulle ginocchia, squisitamente ordinata, e quella fede d’oro giallo ben in vista che brillava sotto le luci al neon. Spesso rispondeva al telefono, e la sua voce da brava moglie arrivava chiara fino a me: "Sì, tesoro, sono sul treno... no, stasera non tardo, preparo io qualcosa per cena".
​Ma mentre parlava con il marito, i suoi occhi erano piantati nei miei. Uno sguardo lurido, bagnato, che smentiva ogni singola parola rassicurante che usciva dalla sua bocca. Era un gioco sadico, una tensione erotica che si accumulava viaggio dopo viaggio, fino a diventare insostenibile.
​Il limite lo avevamo superato la settimana prima. Ci eravamo ritrovati nei pressi del bagno del vagone, proprio mentre andavamo a sederci nello scompartimento:
"Mi guardi sempre le gambe," mi aveva sussurrato all'improvviso, con una sfrontatezza che mi aveva fatto saltare il cuore in gola.
"Guardo quello che tieni nascosto sotto la gonna, immaginando di che colore porti lo slip," avevo risposto io, inchiodandola contro la parete della carrozza.
Lei aveva fatto un sorriso amaro, stringendo i denti: "C'è una fede al mio dito, lo vedi?".
​Il giovedì sera, poi, la svolta. Lei entra nello scompartimento. "Ciao," mi fa. "Ciao," le rispondo, e subito affondo il colpo: “Oggi è l’ultimo giorno che mi vedi. Da lunedì ho cambiato turno, viaggerò in macchina”. La notizia si è trasformata istantaneamente in un'urgenza disperata.
​La Consumazione Brutale
​Il treno parte alle 18:45 con il solito scossone. Eravamo seduti nell'ultimo scompartimento. Lei si alza di scatto e chiude la porta di vetro, che scivola via con un rumore secco. Ha gli occhi lucidi di rabbia e di eccitazione selvaggia. Tira giù la tendina parasole del finestrino interno con uno scatto violento, escludendo il resto del mondo, e blocca il fermo della porta.
​Si gira verso di me, ansimando: "Mini mi fissi in questo modo, mi si bagna lo slip solo a immaginare cosa mi faresti su questi sedili sporchi". Ha la camicetta di lino già sbottonata fin quasi all'ombelico, rivelando i seni nudi e i capezzoli turgidi.
​"Quindi oggi è l'ultima volta in treno che ci vediamo? Da domani viaggi in auto?" mi aggredisce, la voce roca, impastata di bramosia. "Allora vediamo di farci bastare questa mezz'ora, perché ti giuro che ti prosciugo ogni goccia di sborra per sempre. Non riuscirai più a toccare un'altra donna senza pensare a quanto sono troia."
​Non c'era più spazio per le parole. Mi piomba addosso a cavalcioni sulle mie gambe, afferrandomi per i capelli con una violenza inaudita e azzannandomi le labbra fino a farmi sentire il sapore del sangue. Le sue mani scendono frenetiche sulla mia cintura, aprendo la zip con uno strappo secco che libera il mio membro, già teso e pulsante al massimo.
​Solleva i fianchi, tirando su la gonna di cotone fin sopra la vita. Sotto, come promesso, è completamente fradicia, zuppa. La sua intimità è caldissima, impregnata di un umore denso e viscido. Senza un briciolo di esitazione, guida il mio cazzo dentro la sua figa, mettendo il perizoma di lato, e si lascia cadere giù con tutto il peso.
​L'impatto è animalesco. Emette un grugnito da porca, profondo, affondando le unghie nelle mie spalle mentre comincia a cavalcarmi con un ritmo frenetico, spietato. Il telefono, abbandonato sul sedile di finta pelle, inizia a illuminarsi. È un messaggio del marito: "Amore, stasera torno prima, ti faccio una sorpresa". Lei dà un'occhiata allo schermo mentre sussulta sopra di me, emette una risata rauca ed eccitata e continua a muovere il bacino dall'alto verso il basso con colpi umidi, violenti e rumorosi.
​Il Patto Sporco nella Galleria
​Il treno piomba nella galleria più lunga della tratta. Nel buio totale, l'afferro per i fianchi, sollevandola di peso e girandola di spalle. La piego sul sedile, con il viso schiacciato contro il vetro freddo del finestrino e il sedere alto, offerto alla mia bramosia. La penetro da dietro con un colpo brutale, profondo fino alla radice. Lei urla contro il vetro: "Sì, sbattimi, fammi male porco!", un suono osceno, interamente sottomessa al piacere e al peso del suo tradimento.
​Il ritmo diventa subito ossessivo. Lei mugola tra i colpi: "Prendilo tutto, sììì, scopami tutta!". Mi chino sul suo orecchio, col fiato corto, mentre la spingo con forza contro la parete del vagone.
​"Ti piace il cazzo, eh? Guarda come te lo prendi tutto! Quando torni a casa stasera... devi farti leccare la figa da tuo marito," le sibilo sul collo, con la voce ridotta a un ringhio viscido. "Devi fargli ripulire tutto il mio sesso da lì dentro. Solo il pensiero di lui che ti tocca mentre sei ancora piena di me mi fa impazzire, stasera vai a casa piena di sborra per ricordo..."
​L'idea di quel livello di perversione la colpisce come una scossa elettrica. Inarca la schiena, stringendo le unghie nel metallo del finestrino, e gira la testa di lato, con gli occhi lucidi nel buio.
​"Sì... sì, dio mio... lo faccio!" ansima, la voce rotta dal climax imminente. "Farò il video con lo smartphone e te la giro, porco... voglio che vedi esattamente come mi ripulisce mentre ho ancora il tuo sapore addosso!"
​Quella promessa viscida fa saltare l'ultimo briciolo di controllo. Le mie spinte diventano selvagge, rabbiose. Con un ultimo affondo, lei urla: "Godo, godo, sììì, ora anche tu sborra!". Dando tre colpi violentissimi, vengo dentro di lei, a lunghi tratti, svuotandomi completamente. Lei incassa l'orgasmo irrigidendo le gambe, emettendo un gemito strozzato e sussultando sotto di me mentre il liquido la riempie, prima di crollare esausta con la fronte appoggiata al vetro.
​La Fine di Tutto
​Il treno esce dalla galleria e la luce cruda del tramonto illumina lo scompartimento. L'odore di sesso, sudore e umori corporali è denso, quasi irrespirabile.
​Il distacco è immediato, spietato. Si solleva dal sedile; il mio sesso misto al suo fluido le cola chiaramente lungo le gambe, macchiando il pavimento del vagone. Si sistema la gonna di cotone sopra le cosce bagnate, lasciando intenzionalmente che quel fluido rimanga custodito lì sotto, come un trofeo clandestino da portare a casa, un promemoria viscido del patto appena stretto, e poi afferra la borsa.
​Riallaccia la camicetta, nascondendo la pelle ancora arrossata dai miei morsi, e prende il telefono ancora umido. Con le dita che ancora le tremano per l'orgasmo, digita una risposta al marito: "Che bello amore! Arrivo tra dieci minuti, non vedo l'ora di abbracciarti".
​Il treno frena con un fischio stridulo, arrivando alla sua stazione. Si gira sulla porta dello scompartimento, dandomi parzialmente le spalle. Guarda per un secondo il corridoio, poi mi lancia un ultimo sguardo sopra la spalla, gli occhi carichi di una complicità lurida e segreta, la bocca piegata in un sorriso amaro.
​"Buon viaggio in auto allora," sussurra. Poi, un attimo prima di aprire la porta, aggiunge con voce maliziosa: "Se capita che il treno è in sciopero, ti chiamo per un passaggio in auto..."
​"Speriamo, aspetterò con ansia," le rispondo fissando le sue labbra.
​Lei sblocca la porta, esce nel corridoio ed è scesa, scomparendo nella folla della banchina, pronta a compiere l'ultimo atto e a mandarmi il video promesso.
​Epilogo: Il Video della Sera
​La sera stessa, intorno alle 21:30, lo schermo del mio smartphone sul divano si è illuminato con un flash azzurro. Nessun testo introduttivo, solo un file video pesante accompagnato da un unico messaggio: “Come promesso, porco. Guarda come pulisce.”
​Ho aperto il file con le dita improvvisamente calde. L'inquadratura era ravvicinata, l'illuminazione quella soffusa della camera da letto di casa sua. Nel video si vedeva lei, distesa sul bordo del materasso, con le gambe ancora divaricate e la gonna di cotone sollevata fin sopra la pancia. La fede d'oro giallo brillava sul dito mentre teneva fermo lo smartphone per riprendere tutto chiaramente dall'alto.
​Tra le sue cosce c’era la testa di suo marito, completamente immerso nei suoi umori, impegnato a leccarla con cura metodica e profonda, convinto di accogliere solo il desiderio di sua moglie. Ad ogni movimento della lingua di lui, lei emetteva un respiro tremante, un gemito soffocato che nel video si sentiva chiaramente. Lui stava ripulendo ogni singola traccia del mio sesso, bevendo tutto.
​Un secondo messaggio è arrivato subito dopo:
“Ha detto che stasera avevo un sapore diverso, più intenso. Mi ha presa di nuovo subito dopo. Ora sono a letto accanto a lui, ma ho ancora i tuoi morsi sulla pelle.”
​Il lunedì successivo, mentre ero bloccato in coda in tangenziale dentro la mia macchina, il telefono incastrato sul cruscotto ha vibrato. Era una notifica flash con il suo nome:
​“C’è agitazione in stazione. Parlano di uno sciopero improvviso del personale per venerdì sera... Ti conviene tenere il sedile del passeggero libero.”
​Ho guardato la strada davanti a me, ho sorriso e ho digitato la risposta con una mano sola:
​“Il sedile è già pronto. Tu vedi di non mettere le mutandine.”
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